La domenica di un uomo

Ho osservato la mia compagna negli ultimi periodi di convivenza, cercando di notare le diverse abitudini di un uomo e di una donna liberi dagli impegni di lavoro. Le differenze sono enormi.

Lei si alza presto come al solito per andarsi a preparare una colazione più abbondante del solito, poi si chiude in bagno e consuma un terzo delle maschere all’argilla di non-so-che-luogo che possiede, standosene ore nella vasca con la musica accesa. Ogni tanto accende anche la radio, mette quattro candele ai lati della vasca e si rilassa. Dopo va in cucina, prende un libro di ricette e mi chiede cosa vorrei mangiare per pranzo, se mi va qualcosa con il pesce o la carne o la verdura, tanto in dispensa c’è tutto quanto, essendo due super organizzatissimi con liste della spesa per la settimana e per il week end. Cucina, mangiamo e poi si dedica ai suoi hobbies, legge, disegna qualcosa, sta un po’ su internet.

Poi ci sono io. Mi sveglio quando il gallo ha cantato talmente tanto da finire la voce, quando il mezzogiorno si avvicina pericolosamente. Scendo in cucina, dove la mia compagna generalmente decide di chiedermi, appena alzato, cosa voglio mangiare per pranzo e pure cosa voglio per cena. Le dico sempre che qualsiasi cosa preparata da lei è buonissima, quindi mi fido: è vero, è una delle cuoche più brave che esistano sulla faccia della terra 🙂

Dopo mangiato me ne vado in cantina, tra i miei attrezzi e i miei aggeggi come li chiama lei: è una sorta di zona di quarantena dove mi avvicino soltanto io. Tra ragnatele, ragni, viti e bulloni si scorge il trapano a percussione sempre pronto per essere azionato: di solito decido di farlo quando la mia compagna si sta leggendo un libro e, sempre di solito, puntualmente mi arriva un suo SMS con scritto ma sempre mentre leggo devi fare questo casino?

Poi arriva il mio momento del bagno, che dura all’incirca 7 minuti (giuro, ho guardato l’orologio) compresa l’applicazione e il risciacquo del balsamo. Mi sa che è proprio vero: gli uomini e le donne sono molto diversi ma, allo stesso tempo, così complementari.

Un traguardo importante

Un traguardo importante

Ce l’ho fatta! Dopo un percorso durato molti anni ho finalmente perso gli ultimi chili che mi erano rimasti: se penso che solo un anno e mezzo fa pesavo 150 kg e oggi sono quasi 100 kg meno, mi sembra veramente impossibile.

Molte amiche mi hanno chiesto come abbia fatto, sembra veramente un’impresa titanica – e lo è stata! – soprattutto considerando che non ho fatto neppure un intervento. I miei segreti? Palestra tutti i giorni e un’alimentazione corretta.

Fino a due anni fa mangiavo solo schifezze: il mio menù quotidiano era una pizza a colazione, un cornetto alla crema dopo un’ora dalla colazione, delle patatine prima di pranzo e un piatto di pasta da almeno 200 grammi a pranzo. Continuavo con altrettanti pasti al giorno, completamente sregolati, le verdure, a meno che non fossero fritte, neanche sapevo che sapore avessero.

Ho deciso di cambiare perché il mio dottore, che mi ha in cura da quando ero una bambina, si è preoccupato davvero tantissimo. Le ultime analisi del sangue, prima di cimentarmi in questa impresa, erano catastrofiche: a vent’anni avevo dei risultati terribili, qualsiasi analisi facessi era un disastro. Per questo ho deciso di cambiare.

Sono andata da un dietologo molto rinomato della mia città e mi sono iscritta in una palestra, seguita da un coach personale che mi ha spronata tanto. Mi è stata assegnata una dieta nella quale mangiavo molto più spesso di prima, ma decisamente in maniera del tutto sana: ho visto scendere i primi chili in poco tempo e ho sempre trovato la mia motivazione nella gioia che vedevo sui volti dei miei genitori e di tutti i miei amici.

Questa settimana ho avuto l’ultimo controllo: 68 kg, un sogno che si è avverato con tanta forza e determinazione. E ora mi sembra il momento di farmi un bel regalo: guardaroba nuovo e la piastra GHD che sto puntando da un secolo!

Il campanello di casa

b_p-18489-abstr_img-campanelloAvete mai pensato a quante grane risparmierebbe non avere il campanello di casa? Pensiamoci bene. Le persone che devono poter entrare e uscire dalla nostra casa o hanno le chiavi o, di solito, avvertono prima di passare a trovarci, quindi il campanello non serve per loro.

Per chi serve? Per i venditori porta a porta, per le persone che cercano di farti firmare un contratto per una compagnia energetica col nome molto simile alla tua, per il vicino di casa che ti deve chiedere il sale, quando potrebbe semplicemente chiamarti dal balcone per farti uscire.

E tu puntualmente stai facendo qualcosa di importante o sei sotto la doccia, improvvisamente il cane comincia ad abbaiare, ti precipiti per capirne il motivo e vedi dalla finestra vicino alla porta d’ingresso qualcuno sul vialetto. Siccome non si può mai sapere, chiedi chi sia, magari è tuo fratello o tuo padre che ha dimenticato le chiavi in casa. Ma puntualmente non è così.

L’ultima persona che ha usato il campanello di casa mia era un rappresentante di materassi in memory foam, quelli delle pubblicità in televisione, per capirci. Voleva cercare di vendermi un materasso dal mio vialetto di casa, dato che non apro mai pensando di sbrigare la questione. Gli ho detto, gentilmente, di non essere interessato, anche perchè mi ero già  informato su internet e ho chiuso la porta, ma lui ha insistito per un po’ continuando a suonare. Dopo qualche tentativo nullo ha proseguito lungo la via dove abito, gli auguro di aver trovato qualcuno di interessato alla sua proposta, io il mio l’ho comprato nuovo due mesi fa circa.

Forse sarebbe il caso di far installare un citofono di quelli con video annesso, giusto per vedere chi sia la persona che suona prima di entrare. E probabilmente cercherò di convincere i miei a farlo, lo pago io, prendo il migliore che ci sia al mondo, non mi interessa: probabilmente mi diranno di no, ma lavorare in casa e studiare contemporaneamente, richiede necessariamente l’assenza di un suono malefico e infernale che mentre ti stai concentrando, decide di iniziare a strillare.